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	<title>Old Country House</title>
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	<description>Turismo Marche</description>
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		<title>Vino di visciola</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 07:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oldcountry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prodotti tipici e ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Si chiama visciolato, visner o più frequentemente vino di visciole. Una tradizione antica quella marchigiana dei vini aromatizzati che, a partire dal Medioevo e dai castelli nobiliari, attraverso la sapienza contadina, è arrivata fino a oggi.</p> <p>Il vino di visciole è un vino tipico e prodotto esclusivamente nella Regione Marche, infatti il territorio di <span style="color:#777"> . . . &#8594; Leggi tutto: <a href="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/vino-di-visciola.html">Vino di visciola</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Vino di visciola" src="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/visciola.jpg" alt="Vino di visciole tipico delle Marche" width="200" height="169" /> Si chiama <strong>visciolato</strong>, <strong>visner </strong>o più frequentemente <strong>vino di visciole</strong>. Una  tradizione antica quella marchigiana dei vini aromatizzati che, a  partire dal Medioevo e dai castelli nobiliari, attraverso la sapienza  contadina, è arrivata fino a oggi.</p>
<p>Il <strong>vino di visciole</strong> è un vino <strong>tipico </strong>e prodotto esclusivamente nella Regione Marche, infatti il territorio di elezione è quello dei comuni di Candiano e  Pergola, nel Pesarese, e dei Castelli di Jesi, nell’Anconetano, e le  ricette utilizzate per la sua preparazione differiscono sensibilmente da  zona a zona.</p>
<p>La base del vino di visciole tradizionale rimane la <strong>visciola</strong>,  un’antica varietà di ciliegia selvatica (Prunus cerasus), dal colore  rosso scuro e dal sapore acidulo, adatta anche per le marmellate e per  le rinomate amarene di Candiano. La storica ricetta del Pesarese prevede  di raccogliere le visciole, mature nelle prime settimane di luglio, e  metterle a macerare, in parte intere e in parte schiacciate, nel vino  base, quasi sempre <strong>Montepulciano</strong> o <strong>Vernaccia </strong>locali. La successiva  aggiunta di zucchero fa sì che riparta la fermentazione e che,  lentamente, si arrivi al prodotto finale, morbido e profumato.</p>
<p>Nello Jesino, invece, le ciliegie sono lasciate essiccare al  sole dopo la raccolta e, quindi, poste a macerare con lo zucchero fino a  ottenere uno sciroppo denso che, nella stagione della vendemmia, viene  aggiunto al mosto in ebollizione.</p>
<p>Il sapore del vino è intenso ma delicato, il retrogusto  gradevolmente amarognolo, mentre al naso si riconoscono aromi di  ciliegia matura. Si accompagna a dolci rustici marchigiani quali anicini,  ciambellone e ciambelle di mosto, e può reggere anche l’accostamento con  un cioccolato.</p>
<p>Il duca <strong><em>Federico da Montefeltro </em></strong>, secondo il suo biografo e libraio di fiducia Vespasiano da Bisticci, “ <em>quasi non beveva vino se non de ciriege o de granate </em><strong>”.<br />
</strong> In seguito venne considerato un vino da donna,  da omaggiare al gentil sesso per i suoi profumi, la sua morbidezza e la  sua rotondità: oggi viene considerato vino da meditazione, da  assaporare e degustare in compagnia, ritrovando sapori perduti,  accompagnato a pasticceria tipica-locale.</p>
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		<title>Vincisgrassi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 13:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oldcountry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prodotti tipici e ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> I &#8220;vincisgrassi&#8220;, ricetta tipica della tradizione marchigiana, sono descritti come “princisgras” per la prima volta da Antonio Nebbia ne “Il Cuoco Maceratese” (1783). Oggi sono considerati l&#8217;emblema della Regione Marche e ogni marchigiano detiene una propria versione di queste succulente &#8220;lasagne&#8221; , classico delle feste natalizie.</p> <p>I vincisgrassi quindi sono una sorta di lasagne <span style="color:#777"> . . . &#8594; Leggi tutto: <a href="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/vincisgrassi.html">Vincisgrassi</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/vincisgrassi.jpg"><img class="alignleft" title="Vincisgrassi" src="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/vincisgrassi_thumb.jpg" alt="Vincisgrassi maceratesi" width="200" height="134" /></a><br />
I &#8220;<strong>vincisgrassi</strong>&#8220;, ricetta tipica della tradizione marchigiana, sono  descritti come “<strong>princisgras</strong>” per la prima volta da Antonio Nebbia ne “Il  Cuoco Maceratese” (1783).<br />
Oggi sono considerati l&#8217;emblema della  Regione Marche e ogni marchigiano detiene una propria versione di  queste succulente &#8220;lasagne&#8221; , classico delle feste  natalizie.</p>
<p>I <strong>vincisgrassi</strong> quindi sono una sorta di lasagne dove sottilissime sfoglie di  pasta all’uovo vengono condite con un ragù di carni miste, frattaglie e aromi  vari, assieme a besciamella e parmigiano grattugiato. Sono un tipico <strong>piatto  della nobile e antica cucina maceratese</strong>, le cui origini risalgono alla  <strong>metà del diciottesimo secolo</strong> e il cui nome è attribuito a diverse  fonti.<br />
Per alcuni vincisgrassi deriva dal nome del generale austriaco  <em>Windsch Graetz</em> che nel 1799 cinse d&#8217;assedio Ancona, attribuendo la  paternità al suo cuoco personale.<br />
Altre fonti sostengono che già nel 1781 il  cuoco maceratese Nebbia cucinasse particolari lasagne chiamate  &#8220;<em>princisgrass</em>&#8220;.<br />
Comunque è un piatto che è stato apprezzato fin da  subito e dal 1930 divenne una pietanza molto popolare anche sulle tavole  modeste.</p>
<p>Ogni anno nel mese di Giugno a <strong>Cartoceto</strong>, in Provincia di Pesaro e Urbino, si tiene la <strong>Sagra dei Vincisgrassi</strong></p>
<h2>La ricetta dei Vincisgrassi</h2>
<p><strong>Per il ragù</strong></p>
<ul>
<li>400 g. di spezzatino di maiale e di manzo</li>
<li>un po’ di pollo preso nelle cosce (opzionale)</li>
<li>rigaglie di pollo a piacere (ma abbondate)</li>
<li>100 g. circa di pancetta (non affumicata)</li>
<li>700 g. circa di passata di pomodoro</li>
<li>1 carota</li>
<li>2 cipolle</li>
<li>1 costa di sedano</li>
<li>1 bicchiere di vino bianco secco di ottima qualità (consigliamo il Verdicchio)</li>
<li>burro q.b.</li>
<li>olio d’oliva extra vergine q.b.</li>
<li>sale q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Per i vincisgrassi</strong></p>
<ul>
<li> pasta fresca stesa in forma di lasagne preparata seguendo la nostra ricetta usando 500 g. di farina e 5 uova</li>
<li>besciamella preparata seguendo la nostra ricetta usando un litro di latte (raddoppiate le nostre dosi)</li>
<li>burro q.b.</li>
<li>abbondante parmigiano grattugiato</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione dei Vincisgrassi<br />
</strong></p>
<p><strong>Il  ragù</strong></p>
<p>Il ragù va preparato il giorno prima, infatti deve riposare almeno una notte. Pulite le <strong>rigaglie di pollo</strong> eliminando la  vescichetta verde del fiele molto amara dai fegatini, lavate il tutto e  tagliate a dadini. Separate i fegatini dal resto.  Tritate molto  grossolanamente anche la carne che userete.</p>
<p>Mettete in un capace tegame la cipolla e la pancetta tritate  finemente con una noce di burro ed un po’ di olio, e fate soffriggere.  Quando il tutto è ben dorato unitevi la carne tritata e le <strong>rigaglie</strong> a pezzetti ma non i fegatini, e rosolate anch’essi.  Bagnate con il vino bianco e fatelo evaporare.</p>
<p>Aggiungete la passata di pomodoro, aggiustate di sale e fate cuocere a  fuoco moderato per almeno 1 ora e mezza.  Unite infine i fegatini e  fate cuocere ancora una decina di minuti.</p>
<p><strong>I vincisgrassi</strong></p>
<p>Preparate la <strong>pasta</strong> e la <strong>besciamella</strong> (passate un pezzetto di burro sulla superficie della besciamella per evitare il formarsi di una pellicola).</p>
<p>Lessate molto al dente le <strong>lasagne</strong> in abbondante  acqua salata addizionata da un po’ di olio, scolatele, passatele sotto  l’acqua fredda e mettetele ad asciugare su uno strofinaccio.</p>
<p>Imburrate una pirofila, disponetevi uno strato di <strong>lasagne</strong>, poi il ragù, la <strong>besciamella</strong> ed infine abbondante parmigiano.  Continuate in questo modo fino ad  esaurire gli ingredienti, ma fate attenzione che l’ultimo strato sia di  besciamella e parmigiano.</p>
<p>Distribuite sopra i <strong>vincisgrassi</strong> dei fiocchetti di burro e cuocete in forno caldo a 180 gradi per mezzora.</p>
<p>Togliete dale forno e lasciate riposare un quarto d’ora prima di servire.</p>
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		<title>Maccheroncini di Campofilone</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 07:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oldcountry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Prodotti tipici e ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Maccheroncini di Campofilone]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> A poco più di mezz&#8217;ora d&#8217;auto dalla Old House,  potrete raggiungere Campofilone. Questo caratteristico paese adagiato sulle dolci colline lungo la costa adriatica, tra San Benedetto del Tronto e Fermo che domina la bassa valle dell’Aso coniugando, in uno splendido affresco naturale, il verde della campagna marchigiana con l’azzurro del mar Adriatico è ormai <span style="color:#777"> . . . &#8594; Leggi tutto: <a href="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/maccheroncini-di-campofilone.html">Maccheroncini di Campofilone</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/maccheroncini-Campofilone-sugo.jpg"><img class="alignleft" title="Maccheroncini di Campofilone" src="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/maccheroncini-Campofilone-sugo-thumb.jpg" alt="Maccheroncini di Campofilone" width="200" height="133" /></a> A poco più di mezz&#8217;ora d&#8217;auto dalla <strong>Old House</strong>,  potrete raggiungere <strong>Campofilone. </strong>Questo caratteristico paese adagiato sulle dolci colline lungo la costa adriatica, tra San Benedetto del Tronto e Fermo che domina la bassa valle dell’Aso coniugando, in uno splendido affresco  naturale, il verde della campagna marchigiana con l’azzurro del mar  Adriatico è ormai famoso in tutto il mondo per essere la patria degli autentici, inimitabili, <strong>maccheroncini di Campofilone.</strong> I <strong>maccheroncini</strong>, riconosciuti come  prodotto tipico-tradizionale dalla Regione Marche fin dal 1998, possono infatti essere prodotti soltanto nel comune di <strong> Campofilone,</strong> rispettando un rigido disciplinare di produzione e secondo la  <strong>ricetta tradizionale</strong>.<br />
La <strong>tradizione</strong> ci parla dei <strong>Maccheroncini </strong>ottenuti dalla lavorazione di <strong>uova fresche</strong> e farina di grano tenero doppio zero  oppure semola di grano duro. Le uova, in particolare, non sempre a disposizione  nel corso dell’anno e dipendenti dal ciclo biologico delle galline, hanno  stimolato l’ingegno e la fantasia delle <em>vergare</em> (“massaie” nel dialetto  locale ) Campofilonesi che hanno iniziato a farsi in casa la pasta con gli  ingredienti suddetti, dapprima fresca e poi inventando quello che sarebbe  diventato il naturale processo di essiccazione. La pasta, essiccata in tal modo,  poteva essere quindi consumata tutto l’anno e si conservava nelle madie. La  grossolanità del taglio aveva però un inconveniente: l’aria nel processo di  essiccazione incurvava la pasta che si rompeva in più punti e non poteva essere  degustata nella sua interezza. Ecco subentrare l’arguzia delle massaie che hanno  iniziato a tagliare la pannella in fili più sottili e che non si spezzavano  sotto l’azione dell’aria ma al contrario restavano intatti fino al  consumo.<br />
Campofilone dedica oggi ai suoi rinomati Maccheroncini e al sugo  tradizionale una sagra nazionale, una delle più antiche d&#8217;Italia. Nel corso del  tempo la <strong>Sagra dei Maccheroncini</strong> è divenuta famosa e richiama ogni anno  nella località marchigiana migliaia di turisti (circa 15.000 visitatori durante  i 3 giorni di sagra). Quest&#8217;anno la 48° <strong>Sagra dei Maccheroncini di Campofilone</strong> verrà organizzata dall&#8217;Associazione Pro Loco di Campofilone dal 5 all&#8217;8 agosto 2011.</p>
<p><strong>Per Informazioni sulla Sagra dei Maccheroncini di Campofilone</strong></p>
<p><strong>Associazione Pro Loco di Campofilone</strong><br />
Piazza Umberto 1°<br />
63828 Campofilone<br />
Tel: 0734 917057<br />
Fax: 0734 917057</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/Volantino_sagra_maccheroncini_campofilone.jpg"><img class="aligncenter" title="Sagra dei Maccheroncini di Campofilone" src="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/sagra_dei_maccheroncini_campofilone.jpg" alt="Sagra dei Maccheroncini di Campofilone 2011" width="550" height="250" /></a></p>
<h2>La Storia dei Maccheroncini di Campofilone</h2>
<p>Per cercare di tracciare una linea storica intorno alla  quale si  intrecciano le vicende dei Maccheroncini possiamo fare riferimento alle   diverse <strong>citazioni rinvenute</strong>.</p>
<p>Già nel ‘400 sono citati i  “Maccheroncini fini fini” in una corrispondenza dell’<strong>Abbazia di Campofilone</strong> in  cui, è riportato, che i Maccheroncini erano tanto delicati da sciogliersi in  bocca. Ulteriori citazioni si trovano in alcuni documenti del Concilio di  Trento. Si parla dei maccheroncini anche nelle ricette del 1700 e del 1800,  riportati nei quaderni di alcune case nobili come i conti Stelluti – Scala e i  conti Vinci. Inoltre anche il poeta Giacomo Leopardi elenca tre modi diversi in  cui preferisce i prodotti pastai di Campofilone, che riporta in un promemoria  per il suo cuoco.<br />
Ma è con l’inizio del 1900 che a Campofilone alcune massaie  e locandiere cominciarono a far degustare i maccheroncini.<br />
Nella prima Guida  Gastronomica d’Italia del Touring Club Italiano Ed. 1931 si citano i  <strong>Maccheroncini di Campofilone</strong> come prodotto tipico del borgo medioevale sito in  Provincia di Ascoli Piceno, documentando così l’esistenza di un legame forte tra  la specialità gastronomica ed il suo paese di origine.</p>
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		<title>Ciauscolo IGP</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 10:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oldcountry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prodotti tipici e ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Il ciauscolo (o ciabuscolo, filologicamente più corretto) è un insaccato tipico della regione Marche. Viene prodotto in particolare nel territorio maceratese, soprattutto nella zona dei Monti Sibillini e quindi in parte anche del contiguo territorio umbro. Di un invitante colore rosato è un salame spalmabile, costituito da polpa e grasso di maiale (in percentuali <span style="color:#777"> . . . &#8594; Leggi tutto: <a href="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/ciauscolo-igp.html">Ciauscolo IGP</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/ciauscolo-igp.jpg"><img class="alignleft" title="Ciauscolo IGP Marche" src="http://www.oldcountryhouse.it/turismomarche/agriturismo/ciauscolo-igp.jpg" alt="Il Ciauscolo IGP è un prodotto tipico delle MArche" width="150" height="176" /></a> Il <strong>ciauscolo</strong> (o ciabuscolo, filologicamente più corretto) è un insaccato <strong>tipico </strong>della regione Marche. Viene prodotto in particolare nel territorio maceratese, soprattutto nella zona dei Monti Sibillini e quindi in parte anche del contiguo territorio umbro. Di un invitante colore rosato è un salame spalmabile, costituito da polpa e grasso di maiale (in percentuali variabili) con l’aggiunta di sale e spezie quali pepe nero e aglio pestato, e, in alcuni rari casi, con l’aggiunta di “vino cotto” (gli ingredienti sono comunque variabili a seconda degli usi locali).</p>
<p>L’impasto, ricavato al termine di almeno due macinature di questi ingredienti, viene insaccato in un budello anch’esso di maiale (o sintetico) e dopo la stagionatura, che va da alcune settimane ad alcuni mesi (a seconda che si preferisca il ciauscolo più o meno morbido), è pronto per essere consumato. Esiste una variante in alcune zone delle Marche (soprattutto nelle zone di Macerata) detta Ciauscolo di fegato o Mazzafegato o Fegatino, in cui una certa quantità di grasso viene sostituita da fegato, sempre di suino, il che ne rende il colore molto più scuro e il sapore più intenso. In quest’ultimo caso spesso vi si aggiunge, quale ulteriore ingrediente, buccia di arancia finemente tritata, ma anche fiore di finocchio.</p>
<p>L’etimologia del termine viene da alcuni fatta risalire al latino cibusculum, ossia «piccolo cibo», dal momento che questo gustoso salume viene spesso spalmato su piccole fette di pane, e il termine dialettale ciausculu, che sta a indicare il budello gentile adoperato appunto per gli insaccati, deriverebbe dal nome di questo salume; secondo altri, invece, sarebbe il contrario.</p>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 21:28:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Questo è il nostro libro degli Ospiti, lascia un commento</p> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il nostro libro degli Ospiti, lascia un commento</p>
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